Mostre

UN PESCE FUOR D’ACQUA? / Venezia / 11 – 29 Settembre 2010

INVITO_VENEZIA_2010_NEW

Frammenti di un viaggio attraverso il Mediterraneo. Salone Gardini / Magazzini del Sale / Venezia / DORSODURO 263,
Vernissage sabato 11 settembre 2010 ore 18.30 

 Ai Magazzini del Sale, Magazzino Gardini, sede della Reale Società Canottieri Bucintoro di Venezia, è ospitata la personale di Marillina Fortuna “VENEZIA, UN PESCE FUOR D’ACQUA? Frammenti di un viaggio attraverso il Mediterraneo”. Tutte le opere presentate, in grande parte inedite, sono assemblaggi dei rifiuti che il mare riporta a riva. Una materia prima rigenerata, purificata, plasmata dal lavoro di un grande artigiano, il mare, e che l’artista usa così come la raccoglie, senza colorarla o cambiarne la forma.

Il titolo della mostra “VENEZIA, UN PESCE FUOR D’ACQUA?”, prende il nome dall’opera centrale del percorso espositivo. Un percorso in cui fiori, paesaggi, isole, dialogano con  pesci fantastici: abitanti di un  mare Mediterraneo  sempre  più  protagonista  nelle opere dell’artista,  che  sembra  qui  diventare “il Mare” simbolo di tutti i mari: nel rapporto stretto tra acqua e terra e coloro che ci abitano. Primi fra tutti i pesci.  E  sintesi di  questi  “frammenti di un viaggio (…)”  protagonisti  di una vitalità spesso in pericolo, una città simbolo: Venezia.

“VENEZIA, UN PESCE FUOR D’ACQUA?”, si domanda Marillina Fortuna, che ha tratto spunto per questo titolo dalla “guida” alla conoscenza della città lagunare (che è quasi un romanzo d’amore), scritta da Tiziano Scarpa “Venezia è un pesce” (Feltrinelli, 2000). “Venezia è un pesce. Guardala su una carta geografica. Assomiglia a una sogliola colossale distesa sul fondo. Come mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi proprio qui?”

Nell’opera di Marillina Fortuna, Venezia è proprio questo pesce, ancora in movimento, forse colto un attimo prima di essere catturato (o di farsi catturare), all’amo della terraferma. Per l’artista

“c’è la consapevolezza di essere vicina all’errore, nel semplificare  Venezia attraverso quel meccanismo che la rende simbolica grazie all’uso delle parole che traducono le emozioni che genera. Ma c’è anche la tentazione di renderne omaggio in qualità di ispiratrice e “condensatrice” di concetti a me cari. Venezia come luogo di arrivo ma anche come punto di partenza; come sintesi di un viaggio e come manifestazione della meraviglia del fare dell’ uomo. Venezia è un insieme di isole che formano un’isola unica, ancorata al fango della laguna dai tronchi pietrificati che ne costituiscono le fondamenta. Compatta e dispersiva: quasi una città fortificata eppure tanto fragile. Venezia è probabilmente la città più ‘visitata’ al mondo: eppure così segreta, sconosciuta, misteriosa. Venezia mi appare chiaramente, questo sì, come la metafora della vita nella sua unicità, nella sua ricerca e nelle sue contraddizioni. Come  il suo essere “donna”. Donna e non “femmina”, come un’altra meravigliosa città del Mediterraneo…” 

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