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I Racconti del Mare di Anti Pansera

I RACCONTI DEL MARE
Working in progressNon raccoglie conchiglie o sassolini, Marillina Fortuna, sulle spiagge che frequenta: ma, a guisa di archeologa dell’oggi, si china a individuare e si appropria dei “reperti” di quella quotidianità – molto lontana ma anche vicina nel tempo – che il mare, inesorabilmente, continua a restituirci: ciò che non vediamo, ma anche ciò che abbiamo dimenticato e – purtroppo – ciò che abbiamo colpevolmente occultato. E la casistica “sbattuta in prima pagina” dai quotidiani e dai telegiornali ci fa inorridire: di questo autunno 2009 la scoperta delle navi dei veleni nel mare di Calabria. Azioni mostruose, attentati alla salute pubblica e – anche e non ultimo – oltraggio estremo alla dignità del mare. Quel mare che, diceva Baudelaire, “l’uomo sempre amerà e preferirà” a ogni altro fenomeno della Natura.

Quelli di Marillina, dicevamo, sono “reperti”: mutati, rispetto all’oggetto, al prodotto che erano, trasfigurati dall’incessante lavoro delle onde, della risacca, della sabbia, del vento. “Reperti” individuati/scoperti all’insegna di un “rispettoso” riuso creativo: per poterli rendere di nuovo protagonisti, di racconti, per poter dunque raccontare così nuove storie.

Per porsi e porre “anche” dei problemi e ad avanzare, quasi con la leggerezza – apparente – del gioco, e con sottile ma indubbia ironia, una denuncia. Il mare – il Mediterraneo ma non solo – fa un ottimo lavoro, con quel che si trova a dover “ingurgitare”: un lavoro lento e profondo, di trasfigurazione materica, di abbattimento/innalzamento di valenze luminose, di modifiche formali e cromatiche. Un lavoro da artigiano/artista: che Marillina rispetta, limitandosi a necessarie puliture, certo, ma poi impegnandosi in una necessaria, indispensabile catalogazione – una ri-ridifferenziazione ! – scatola dopo scatola, cassa dopo cassa, a seconda dei colori e dei riferimenti formali più o meno espliciti per creare dell'”altro”: dotato comunque di riconoscibilità, di rimandi alla nostra memoria. Depositi semantici, allora, che l’artista/progettista utilizza/sfrutta – mi piace sottolineare – con una puntuale metodologia progettuale, grazie a incastri ben studiati e a raffinati Junkaccostamenti di colori, ad alternanze di lucidità/opacità per costruire dei racconti, per raccontarci delle storie: per farci emozionare ma anche pensare/riflettere. “Reperti” tutti, mi pare, incentrati sul tema dell’acqua: non per nulla “Mediterraneo” è il titolo di questa sua seconda pièce (la prima, lo scorso anno, nel marzo 2008, proprio a Genova, città di mare.) I pesci sono stati i primi protagonisti delle sue storie: entrati in scena guizzando, grazie a felici accrochages di reperti anche lignei.

E i pezzi di legno hanno portato anche alla costruzione di piccole sculture a tutto tondo: che, di necessità, riportano ad Enrico Baj. Se il primo, quasi casuale, ritrovamento è stato un multicolore mazzetto di cottonfioc, verranno poi i colli di bottiglie di plastica (straordinarie l’eterogeneità delle tipologie, le differenziazioni formali grazie agli “interventi” congiunti delle onde, della sabbia, del sole.) e i tappi: che diventeranno petali e fiori, a raccontarci cosa può essere il “fuor d’acqua”, il bagnasciuga.. . Verso i vasi. ma anche Vasi infranti: contenitori con o senza flora. Sono titoli ma anche “temi”: che Marillina si propone di svolgere come quell’ Oltre il giardino che da pezzo unico può diventare – è già diventato – pezzo “d’eccezione ma di serie”.

marillina fortuna (5)Scheletri di materasso, reti/molle dal rigoroso geometrismo – ecco la possibilità/potenzialità offerta dalla serie e da una diffusissima sostituzione/smaltimento non solo in mare! – che vengono resi unici da “decori”: pezzi di plastica accuratamente selezionati, fiori o occhi di pesce che ti guardano? Verso l’astrattismo allora, queste “nuove” composizioni: a raccontarci però, sempre, con un’elegante, soffusa eticità quanto ci sta intorno. Così, i Paesaggi dall’alto , la nuova serie, gli ultimi (ad oggi) racconti, ci si propongono con un innesto (per la prima volta) di colore (l’azzurro, la profondità del mare) e sono isole fantastiche che sorvoliamo virtualmente in aereo. Sono le Isole che ci accolgono all’ingresso della Biblioteca Umanistica (e quale luogo migliore di una Biblioteca per permetterci di leggere dei così pregnanti “racconti”?), il livello zero del mare: isole inventate, che vengono dai sogni, anch’essi trasfigurati, che si posizionano sui mari, sui laghi o che sono solcate da canali d’irrigazione. Acqua intorno e “dentro”. Ed ecco i temi/titoli, l’autrice a non smentirsi neppure questa volta: C’è acqua su Marte, ad esempio.

E, ancora, Controtendenza: un deserto che sta per essere inondato. Dall’acqua Marillina “prende” e restituisce: reperti che nel loro insieme, assommati dunque, come in un quadro dell’Arcimboldo, compongono un’immagine unitaria. Inquietante, forse ma felicemente sofisticata e, soprattutto, contemporanea. Ma il suo lavoro suggerisce anche il porsi in maniera diversa nei confronti del “tempo”: rapidissimi e frammentati i ritmi delle nuove tecnologie che si incontrano/scontrano con i tempi soggettivi della nostra coscienza e soprattutto con la nostra percezione di durata.

E giustamente osservava Omar Calabrese nel suo testo per la mostra di Genova, il lavoro di Marillina “dà espressione a una specie di idea “dell’eterno ritorno”, poichè “quel che viene buttato ha la possibilità di ri-accedere al proprio ambiente di partenza e di ‘tornare’ – da vecchio che era stato valutato – completamente ‘nuovo’. Parafrasando Lavoisier nella cultura, come in natura, ‘nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma’.

Anti Pansera

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