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Altre Storie di Giulia Ceriani

Rombo (2005) coll.priv

Rombo (2005) coll.priv

Esiste una grammatica della frase che si compone in modo ordinato e conseguente, facendo seguire i punti alle virgole, facendo precedere i due punti. Ed esiste un modo di costruire un discorso solo apparentemente disordinato e imprevisto, che assembla singole unità e le ricompone al di fuori da ogni principio gerarchico. Senza regola e senza rispetto, ma fino a raggiungere un’armonia d’insieme, tanto più forte in quanto risultato di una lotta precedente e segreta.

Così, nelle composizioni di Marillina Fortuna, che risentono fortemente della modalità articolata del bricolage – a questo secondo modo di rappresentare improntato si danno oggetti che il mare ha depositato per caso, per inerzia o per necessità, evidentemente del tutto al di fuori di un piano preordinato, raccolti poi seguendo il filo di un’emozione propria e difficilmente conoscibile, lungo la linea di una sensibilità cromatica che incontra forme improvvise. E ne doma l’urto con la forza delle proprie interne relazioni.

Perché questo è l’interesse di un progetto che ha nella struttura compositiva il suo primo punto di interesse, la sua forza argomentativa e la sua capacità di racconto: la volontà di rispettare la memoria depositata in ognuno dei frammenti incontrati sulla riva del mare, eco di storie precedenti che arrivano consumate dalle vite prima vissute e ora disponibili a una nuova e inedita congiunzione; l’interesse ad individuarne i legami invisibili, quei fili che intrecciano nascosti gli assemblaggi, gli accostamenti e le sovrapposizioni; la sapienza leggera che decide gli accenti e i disegni, infine, e decide di riscrivere un nuovo e più complesso progetto.

Così poco, in quello che qui vediamo raccolto, ha a che vedere con il “rifiuto”. Al contrario: è mostrata nell’insieme di questi lavori una capacità di accoglienza che trascende il singolo limite e riporta l’oggetto smarrito a una vita diversa, ancorché non voluta: la suggestione del montaggio è spesa sull’asse dell’opposizione tra astratto e figurativo, tra continuo e discontinuo, senza vera soluzione di continuità, al contrario con il piacere di un movimento graduale. Scegliendo non di riciclare, bensì di sprecare di nuovo e di più, sottraendo il raccolto al destino in gran parte funzionale da cui proveniva.

Non c’è tradimento, nella peculiare forma di scrittura del bricolage. C’è, al contrario, l’invenzione di un modo silenzioso di restituire presenza a oggetti, frammenti, moncherini di storie che il mare ha solo provvisoriamente ospitato, e che portano ognuno con sé le tracce dell’ universo variamente culturale che ne ha rappresentato la cifra d’origine: un tappo, un pezzo di corda, un tassello metallico. Ognuno rinvia a una propria pienezza iniziale, e al contempo porta scritte su di sé le tracce della propria perdita, del tempo trascorso, tra la fine del primo ciclo terreno e il percorso talora contorto, talora solo incosciente o distratto, che ha portato fino all’acqua salina: responsabile di avere lisciato, consumato, di nuovo a suo modo formato. E tutti, nell’insieme della nuova sintassi che ha l’ironia di ridare un vestito naturale (flowers, fish, bodies) del tutto apparente a materiali solo apparentemente inerti, si ricongiungono con una scrittura come quietata.

ALTRE STORIE / Giulia Ceriani

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