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Marco De Crescenzo. L’Archeologia del Mare.

Marco De Crescenzo. Intervista per HestetiKa /ottobre 2013

 1) Le tue opere nascono passeggiando lungo la spiaggia. Quasi come una sorta di archeologa alla ricerca dei “rifiuti” del mare che poi diventano opere d’arte.

Come nasce questa tua passione?

immagine per HESTETIKA 20013Credo che le mie opere abbiano origine dall’amore per il ‘collage’.  Fin da bambina utilizzavo la carta (spesso riciclata dai foglie delle riviste…) per costruire una nuova storia su una storia preesistente, cambiando l’identità ai personaggi, mescolando diversamente i colori.

Poco più di 10 anni fa ho cominciato a “raccogliere al mare”: non le conchiglie, come da bambina- come tutti i bambini-, ma ciò che il mare riporta a riva. All’inizio mi affascinavano soprattutto i legni (pezzi di barca per lo più) alterati dal tempo e dalla salsedine: con i colori sovrapposti dal tempo e dall’uso…mi affascinava la materia e oltre al colore, la forma .(Personaggi illustri prima di me l’hanno fatto per ragioni e obiettivi diversi.) Dalla semplice forma di un relitto è scattata la voglia di ricostruire, ridare al mare, sotto forma di artefatto, ciò che l’uomo, inesorabilmente giorno dopo giorno, toglie al mare: attraverso il riuso del  materiale  (oggetti e frammenti) disperso. Una ciclicità in un certo senso, nella ricomposizione, quasi ad impatto “zero”.

 2) Quale è il processo creativo di una tua opera d’arte ?

Come ho già detto la materia (oggetto/forma) e il colore determinano spesso la mia ispirazione. La loro associazione è un ponte tra me e il mondo: innesca il meccanismo del processo creativo e dei progetti. Ho bisogno di “collocare” le cose che faccio. Nelle opere degli ultimi anni, in cui il lavoro sul ‘paesaggio’ è prioritario, l’ispirazione, è arrivata, nel 2009, dalla lettura da un piccolissimo libro  “Il Manifesto del terzo paesaggio” di Gilles Clément. Le parole di Clément mi hanno illuminato sul rapporto tra l’uomo e la natura sulle responsabilità del primo sulla seconda, che significa poi, per l’uomo, essere responsabile di se stesso. Liberare la natura significa liberarsi, rendere il mondo “giardino planetario”(…).  Ho mutuato il parallelismo tra la natura in movimento del Residuo, nel concetto caro a Clément, con il ‘mio’ residuo restituito a nuova vita.

Più in generale  e fin dall’inizio, mi ispirano lo sguardo sulla natura, un’immagine della natura, un libro, le parole, il senso formale e sostanziale delle parole… Spesso una mia opera è la traduzione di un racconto, è il dialogo tra il rappresentato e il suo possibile svolgimento. (Non ho mai amato leggere, nei titoli dei quadri “senza titolo”!). Ogni mia opera é la riconversione del materiale raccolto, in assemblato, che partecipa alla costruzione di una nuova  forma (astratta o figurativa). E’ la rivincita dell’ inutilità apparente, insita nell’approccio umile alle cose del mondo: in questo caso una materia umile e inutile, il residuo con la sua storia, che comincia ad averne una nuova…

3) Le tue collezioni si sviluppano su tematiche ben precise: Venezia, Mediterraneo, In Divenire. Sono gli oggetto che riusi ad ispirarti le varie tematiche ?

Il punto di partenza del mio lavoro è stato il mare: è dal mare che ricevo la materia prima con cui costruisco le mie opere. Il mare significa acqua, e l’acqua significa vita. Se come ho detto un oggetto può essere fonte di ispirazione per un’opera (soprattutto quelle più ‘figurative’), nel mio lavoro oggi sono più importanti i progetti: serie di opere tematiche il cui filo conduttore può esaurirsi  o portare ad un nuovo progetto.

4) Come fai a trovare tutti gli oggetti che ti servono sulla spiaggia? E’

un processo molto impegnativo? Hai luoghi o periodi ben precisi dove andare?

Quando ho l’occasione o la fortuna di essere al mare, raccolgo. D’estate riesco, via mare, a raggiungere

spiagge deserte e a nuoto i piccoli fiordi esposti al vento e alle mareggiate. D’inverno da terra, camminando si raccoglie…Il processo e’ impegnativo perché la raccolta e la ri-differenziazione dei materiali (per colore, forma, tipologia), richiedono sforzo fisico e tempo: ma questa è la base fondamentale per poter produrre…Senza questa materia prima non esisterebbe il mio lavoro.

5) Quale è l’oggetto più strano che hai trovato nelle tue ricerche lungo il mare?

Moltissimi oggetti sono  riconoscibili, hanno un’identità e per quanto strani (la testa di bambola che sembra la rappresentazione della Medusa (…), lo scheletro di un video/Flipper (..), hanno un nome.

Ma quando l’usura del mare e del sole cambia i connotati, non sono più oggetti ma ‘materia’ ispirante, porzioni di mondi nuovi che vanno a costruire una poetica produttiva.

6) Tu non cambi mai la forma e il colore degli oggetti che trovi. E’ una scelta artistica ben precisa mirata solo ad assemblare e combinare la materia pre-esistente portata dal mare?

Sì, assolutamente: cambio registro di appartenenza ma non la fisicità del reperto. La scelta di non togliere e neppure aggiungere nulla a ciò che trovo, nasce da un rigore spontaneo, impostomi dal semplice fatto che le cose che raccolgo mi attirano e ispirano per quello che sono. Un altro motivo di rigore nella costruzione delle mie opere, posso ricercarlo nel rispetto per i frammenti di materia, rispetto nei confronti  dell’umile, inutile, spesso dannosa  esistenza. Ma c’è il mare di mezzo: il mare (“artigiano” di Bruno Munari), che rigenera e a mio modo di vedere, purifica.  Ogni pezzo ha una sua storia: il mare lo riporta a riva ripulito e rivitalizzato…

7) Oltre che gli oggetti, il colore è una parte essenziale delle tue opere. Ci puoi raccontare quale è il tuo rapporto con il colore ?

Il mio rapporto con il colore è quasi fisico, da sempre. Ho sempre avuto bisogno di afferrarlo. E il colore in natura è struggente, con la luce che ne cambia i connotati continuamente.  Forse è per questo che scelgo il colore della materia: mi fa soffrire di meno, posso farlo mio più facilmente. Comunque a lato di questa trasgressione, il colore, nelle mie opere, nasce nel mettere  insieme più colori o anche lo stesso colore che assume tonalità diverse a seconda della densità della materia a cui appartiene e dalla superficie su cui è investito. E poi ci sono spessori di colore, anche diversi tra loro, sulla stessa materia. In un pezzo di legno, per esempio, si possono sommare più strati di colore.

E’ la storia che si somma alla geografia degli oggetti. Mi affascinano le molteplici  vite dei reperti , nati come oggetti d’uso, diventati poi “rifiuto”, passati al setaccio dall’attività  di  ‘artigiano’ del mare, fino ad essere nelle mie mani, prima catalogati per materia/colore e poi utilizzati nell’assemblaggio…

C’è poi un aspetto che coinvolge il campo estetico in una sorta di idea o piacere decorativo del colore, nel senso che la composizione  è il mio progetto d’opera: io scelgo cercando ci congiungermi al valore estetico che voglio dare e sento di voler esprimere.  Ma la mia materia (materia prima) non è creata da me: io assemblo una materia pre-esistente e creo un’altra cosa.

8) Quest’estate hai raccolto qualche cosa di interessante per nuove collezioni?

Non sono riuscita  a trovare molto: forse dovrei migrare (il mio sogno è una lunga passeggiata sulle coste del Senegal). Ma non mi manca certo il materiale. Da qualche anno raccolgo miratamente ai progetti che ho in testa…Anche se a volte è un reperto a scatenare l’ispirazione e un nuovo progetto…

9) Stai lavorando su un nuovo progetto ?

Continua la mia ricerca sul paesaggio, iniziata nel 2009, in certi casi con innesti “luminosi”. L’aspetto materico del colore incrocia quello “immateriale”, correlato ad un luogo fisico o all’astrazione di un progetto artificiale: dai “Fiori Luminosi”, fino alle scatole luminose delle “Nuvole”, ultimo progetto, oggi in fase di realizzazione. Nell “Nuvole”  una striscia di Led  accende di luce le porzioni di cielo: nelle diverse composizioni, la percezione del colore è irripetibile, proprio perché il colore è dentro alla luce e cambia in funzione della stessa. Ma il cielo, nelle 24 ore incontra il passaggio del sole e incrocia le nuvole… Le nuvole sono gli attori di una storia che ha come protagonista la luce…

Spero in una prossima personale che fissi su un nuovo catalogo la ricerca e il percorso sul ‘paesaggio’ fin qui svolti.

 10) Quale è il tuo rapporto con l’arte ? E quali sono i tuoi artisti preferiti ?

L’arte oggi è un mondo apparentemente libero che parla infinite lingue: alcune comprensibile a tutti, alcune a molti, altre ancora a pochi. E le parole sono i sentimenti interpretati che generano emozioni.  Non è importante con cosa si fa “arte” (usando le mani o un computer per esempio): per me è importante la comunicazione propria, dell’arte: quel filo rosso della Poesia, che deve saper  arrivare al cuore (e nella testa) della gente. Passando attraverso i sensi. L’arte è emozione:  incrocia la bellezza  viaggiando su assi diversi. Ognuno di noi può trovare la corrispondenza…

Non dico che tutto possa essere arte ma mettere dei ‘paletti’ all’arte è sbagliato. Dell’arte oggi non amo l’eccesso e lo scontro tra competenze, eccessivo.

Amo invece profondamente l’arte del passato: particolarmente Giorgione , Antonello da Messina, Paolo Uccello e  i paesaggi del 400 veneto…E poi Turner, Cézanne, Klee e Magritte…  Mi fermo sempre dentro all’immenso piacere che mi procura la  ritrattistica (anche quella di maniera). Sarebbero troppi gli artisti contemporanei da citare: preferisco dire che dell’arte contemporanea amo un certo uso del colore e della materia, nonché quello delle PAROLE: parole dentro e fuori dall’opera.  Lo ripeto: non mi è mai piaciuto riferito a un opera d’arte, leggere:  “ Senza Titolo”…

11) La tua ultima mostra visitata ?

L’ultima mostra che ho visitato, a fine luglio, non è una mostra ma  il museo della Centrale Montemartini

a Roma nel quartiere Ostiense. Lo spazio è un esempio di archeologia industriale straordinaria nella quale convivono i grandi macchinari ‘termoelettrici’ con meravigliose opere elleniche e romane, le collezioni più recenti dei Musei Capitolini: soprattutto mosaici e statue. Una visione così laica e così solenne, così profonda e mistica da ritagliare dentro alla percezione che ognuno di noi ha del tempo e delle opere dell’uomo: per me è stata una sensazione mozzafiato.

… e a breve, non sono ancora stata, mi spetta la Biennale!

12) La tua opera d’arte preferita ?

Difficile: se non posso citarne almeno  tre, scelgo La Tempesta di Giorgione, meravigliosa geografia dei sentimenti interpretati attraverso la forza della natura.