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Appunti di preparazione alla Mostra di “Residui Primari”

15 settembre 2010
Preparazione Mostra RESIDUI PRIMARI

Carissimo,
ecco alcuni titoli possibili per la mostra di novembre. Alcuni sono nati dopo l’incontro con Anty, che mi ha convinto ad ammorbidire e rendere più facile il titolo che le avevo presentato (a titolo indicativo ma già un po’ scelto tra molti, l’ultimo Residui Primari).
Ti sembrerà strana, forse, la presenza pressoché costante della parola “residuo”.La spiegazione la trovi subito sotto: nasce da uno studio/ricerca che sto facendo e che mi sta appassionando.
Ha a che fare con il territorio, oltre che con la sostenibilità: ma soprattutto con il “paesaggio”.
E pensando ai fiori, ai giardini, ai paesaggi e alle isole, il legame è subito fatto.
Alcuni hanno il sotto-titolo: ma tutti ne possono avere uno.

 SAMSUNG DIGITAL CAMERASPAZI INDECISI
(ciò che si vede dopo aver smesso di guardare)
PAESAGGI SECONDARI
RICCHEZZA DEI RESIDUI
RESIDUI & RICCHEZZE
ENERGIA DEI RESIDUI
RESIDUI IN MOVIMENTO
(per una trasformazione naturale)
VITALITA’ DEI RESIDUI
RESIDUI PRIMARI
(dall’incolto al protetto)

Il “Residuo” è generalmente, quello che rimane di una produzione: di fatto non è quasi mai un oggetto riconoscibile, bensì una traccia di qualcos’altro, scartata da una lavorazione: lasciata, abbandonata.
Possiamo riconoscerne le origini, capire cos’è grazie all’esperienza e alla conoscenza.
Nel “Manifesto del Terzo Paesaggio”, Gilles Clément (www.gillesclement.com), definisce  il residuo il mio residuo come materia incolta, un terreno incolto, che risulta dall’abbandono industriale, agricolo, cittadino, turistico, ecc. Il residuo  , come  prodotto dell’organizzazione razionale del territorio, é situato ai margini, è privo di appartenenza: uno ‘spazio indeciso’, come lo sono, anche se di ‘natura diversa’ le  Riserve (luogo naturale non sfruttato dall’uomo, protetto) e gli Insiemi Primari (spazi mai sottoposti allo sfruttamento –come per esempio la tundra o i prati alpini).
I Residui, le Riserve e gli Insiemi Primari formano quello che Clément chiama Terzo Paesaggio: insieme di frammenti, spesso senza somiglianza alcuna, territori rifugio delle diversità…
Rovescio del mondo organizzato, il Terzo paesaggio è  un ‘giardino in movimento’ libero di evolversi: sintesi di un pensiero ecologico puro, di ri-appropriazione (….)

Il mio residuo, il JUNK, è materia prima che utilizzo così come è stata abbandonata e lavorata dalla natura (il mare, il vento, le rocce…). Cerco di condurre il mio residuo in uno spazio privilegiato, facendolo diventare protagonista. Nell’assemblaggio infatti, il residuo si evolve, andando a formare figure, luoghi, oasi, giardini immaginari e immaginati, spazi conclusi ma spesso in movimento, liberi di produrre senso.

Alcuni dei titoli possibili sono particolarmente mutuati dai concetti espressi da Clément: mettono insieme un ‘prima’ e un ‘dopo’ del mio lavoro: un percorso che parte dalla raccolta del materiale abbandonato (e in parte già ri-naturalizzato), che stimola il progetto, per poi giungere alla definizione dell’artefatto (ma ormai senza soluzione di continuità).

L’insieme di frammenti (pezzi, oggetti…),  abbandonati, raccolti e poi ri-nati, non rappresenta mai qualcosa di  bloccato.  Pur nella limitazione fisica (le opere sono quasi sempre spazi chiusi, con un limite perimetrale), un senso evolutivo, di movimento, di libertà, è percepibile nel rappresentato.  Anche quando sembra assomigliare a un’istantanea (clic fotografico), ogni opera presuppone un prima e un dopo: in di-venire…

SAMSUNG DIGITAL CAMERAIl percorso della mostra si collega a Clément (ormai mi sono appassionata!!!), in quanto potrebbero venire presentati ( secondo anche il tuo desiderio/suggerimento), una serie di lavori inerenti alla morfologia del paesaggio: Lands e Flowers. Io li leggo come scorci, riaffioramenti, ricordi, viaggi immaginari ma possibili, spazi che prendono forma e che “diventano”:  luoghi fantastici che si riconoscono, proprio come riconosciamo le forme osservando le  rocce o seguendo le nuvole; “giardini”, spazi chiusi ma liberi che vivono e possono vivere sempre grazie all’acqua: terre che emergono dal mare (la serie delle Isole), deserti che abbandonano l’aridità (“Contro-tendenza”), fiori sempre in movimento (“Oltre il giardino”, “Verso i vasi”, “Vasi infranti”, “Il vento fa il suo giro”). “Le piante viaggiano. Le erbe soprattutto. Si spostano in silenzio, seguendo i venti. Non si può nulla contro il vento.” (Gilles Clément « Eloge des vagabondes. Herbes, arbres et fleure à la conquête du monde », Paris, Nil, 2002)

Saranno presenti anche le opere relative alle città di Milano e Venezia (e sto cercando uno spunto per Torino). “Milano, vicino all’Europa” è una visione della pianta della città e dintorni –in prospettiva 2015-, con giardini, parchi, orti, che sembrano diventare primari rispetto alla città, grazie all’acqua che scorre sotto e che in parte è stata ripristinata come co-protagonista dell’opera (navigli). “Venezia, un pesce fuor d’acqua?” (anche il titolo della mostra di Venezia 11/29 settembre 2010) è anch’essa una pianta della città, “fedelmente interpretata”, nella sua forma di pesce che risale il Mediterraneo e configurata, con le sue innumerevoli isole, come un Arlecchino…

Potrebbero esserci alcune opere rappresentanti  ‘pesci’ (due o tre- es: “Bone Shark”), che nulla avrebbero a che  fare con  il “paesaggio”, inteso come luogo, area, paese. Ma sono rappresentative della mia produzione artistica e simbolo inscindibile dell’importanza dell’acqua…(per me  ma soprattutto per il mondo!). Inoltre, il Terzo Paesaggio è per Clément  inteso come rifugio delle diversità,  non solo per le piante: Clément fa riferimento a tutte le creature, compresi gli uomini (Terzo Pesaggio/Terzo Stato).

Attendo tue impressioni quanto prima.

Marillina Fortuna